Maltrattamento e abuso all'infanzia

 

Il maltrattamento e l'abuso all'infanzia non sono fenomeni attuali, ma una realtà antica, che, per molto tempo ignorata, se non tollerata e giustificata, dagli anni 70 viene riconosciuta nella sua ampiezza e nella gravità delle conseguenze dalla letteratura scientifica europea e statunitense e dagli operatori che si occupano di minori. Henry Kempe, pediatra statunitense precursore del movimento di tutela dei minori, riteneva che il riconoscimento della realtà della violenza ai danni dei minori, la misurazione e lo studio del fenomeno, la ricerca di strumenti e di risorse efficaci a contrastarlo, rappresentassero una fase avanzata del percorso che conduce le società moderne ad una matura e responsabile protezione dell'infanzia.

Vi sono varie definizioni del maltrattamento ai minori, tra le quali citiamo quella formulata dall'OMS nel 1999: «Per maltrattamento all'infanzia si intendono tutte le forme di cattiva cura fisica e affettiva, di abusi sessuali, di trascuratezza o di trattamento trascurante, di sfruttamento commerciale o altre, che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute del bambino, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo o la sua dignità nel contesto di una relazione di responsabilità, di fiducia o di potere». La definizione supera il tema dell'intenzionalità o meno dei comportamenti attivi o omissivi e include le violenze che possono insorgere nei contesti extrafamiliari.
Oggi, negli studi svolti nel settore del maltrattamento e abuso all'infanzia si utilizza il termine più ampio di Esperienze sfavorevoli infantili (ESI), coniato da Felitti che comprende sia l'abuso subito in forma diretta (abuso sessuale, maltrattamento psicologico, fisico, trascuratezza), che le modalità indirette che rendono il contesto familiare inadeguato: l'alcolismo o la tossicodipendenza dei genitori, le malattie psichiatriche e, soprattutto, la violenza assistita, cioè il coinvolgimento del minore in atti di violenza compiuti su figure di riferimento affettivamente significative.
Il termine Patologia delle cure comprende l'incuria (omissione di cure nei confronti del bambino o gli insuccessi in importanti settori dell'allevamento), la discuria (cure distorte dalla percezione anacronistica del figlio o dall'immagine di un figlio diverso o ideale) e l'ipercura.
La forma più grave dell'ipercura è la sindrome di Munchausen per procura, nella quale il figlio è investito, solitamente dalla madre, del fantasma di una malattia cronica, che porta a sottoporre il minore ad analisi, cure e persino operazioni chirurgiche inutili. E' una forma di abuso nella quale il bambino rischia seri danni fisici e psichici e, a volte, la vita.
Il maltrattamento fisico è definito dalla presenza di un danno fisico dovuto ad aggressioni fisiche, maltrattamenti, punizioni corporali o gravi attentati all'integrità fisica e alla vita.
Per maltrattamento psicologico si intende una relazione emotiva caratterizzata da ripetute e continue pressioni psicologiche, ricatti affettivi, indifferenza, rifiuto, denigrazione e svalutazioni che danneggiano o inibiscono lo sviluppo di competenze cognitive ed emotive fondamentali quali l'intelligenza, l'attenzione, la percezione, la memoria.
Per abuso sessuale si intende il coinvolgimento di un minore in atti sessuali, con o senza contatto fisico, a cui non può liberamente consentire in ragione dell'età e della preminenza dell'abusante, lo sfruttamento sessuale di un bambino o adolescente, la prostituzione infantile e la pedo-pornografia.
L'abuso emozionale è inevitabilmente sottostante al maltrattamento fisico, alla trascuratezza e all'abuso sessuale.
Proprio gli aspetti di abuso emozionale sono all'origine di pesanti danni evolutivi,
poiché incidono sulla strutturazione del senso di Sé, producono una percezione interna di svalutazione, di non meritare rispetto e amore, danneggiano il sistema nervoso, il funzionamento intellettivo ed emozionale e creano le premesse ad uno stato di grande vulnerabilità. La capacità di formarsi opinioni significative riguardo a se stessi, agli altri, all'ambiente, e al futuro, si basa sull'apprendimento nell'infanzia.
La maggioranza dei casi di violenza e di abuso, come tutti i ricercatori concordemente dichiarano, si verificano all'interno della famiglia: proprio questa connotazione li confina sovente nella segretezza e nel silenzio.
Le ricerche scientifiche provano che esperienze traumatiche croniche e modalità maltrattanti continuate producono, nei primi anni di vita del bambino, la sofferenza e la morte di neuroni attinenti alle aree dell'intelligenza, ma anche del sistema parasimpatico, ormonale, immunitario.
Il patrimonio che il neonato possiede si struttura e si articola in base alle risposte che le figure di attaccamento forniscono; se l'attaccamento è sicuro c'è sintonia emotiva tra il figlio e il caregiver (solitamente la madre) e questo gli permette di padroneggiare le esperienze di separazione, di disagio, di esprimere la rabbia e la paura: il bambino nel tempo interiorizza la capacità di provare le emozioni e di calmarsi. Come viene descritto negli studi di Daniel Stern, il neonato stabilisce un dialogo con il mondo umano che lo circonda, soprattutto con chi gli presta cura ed attenzione: attraverso queste interazioni egli struttura nei primi anni di vita il senso di Sé, che rappresenta il principio organizzatore dello sviluppo mentale e che filtra e fornisce significato alle esperienze.
Il bambino, a seguito di ripetute esperienze di sintonia emotiva con la madre, impara a fidarsi, ad essere confortato, nonché a confortare se stesso e la sua mente sviluppa circuiti che consentono la modulazione delle emozioni. Al contrario, quando il genitore che presta le cure è incostante, a causa di problemi emotivi non risolti, di depressione, di dissociazione, il cervello del neonato non ha la possibilità di sviluppare tali circuiti di modulazione delle emozioni; crescendo il bambino diventa meno capace di riflettere sul suo stato interiore o di padroneggiare emozioni intense senza esserne sconvolto.
La reazione psicobiologica al maltrattamento incide sulla strutturazione del senso di Sé, producendo una percezione interna di svalutazione, di non meritare rispetto e amore, oltre a danneggiare il funzionamento intellettivo ed emozionale, il sistema simpatico e parasimpatico e a creare le premesse ad uno stato di grande vulnerabilità.

Alla base delle diverse forme di maltrattamento ai minori vi è un adulto incapace di far fronte alle esigenze fisiche, affettive, intellettive, sociali del figlio, adulto condizionato dai propri problemi, dal disagio psichico, dalla mancanza di risorse emotive. Questa incapacità può presentarsi nelle varie forme sopra descritte, sia all'inizio della vita del bambino, sia in altri stadi evolutivi, e produce una distorsione della relazione. Gli effetti sono più nocivi quando l'insorgenza del maltrattamento avviene fin dai primi stadi della vita del figlio e quando si protrae nel tempo, mentre sono meno negativi quando è legata ad una crisi momentanea della famiglia, (ad esempio difficoltà di lavoro, la nascita di un altro figlio, un lutto, un evento imprevisto che produce stress.)
Raramente le famiglie maltrattanti chiedono esplicitamente un aiuto; il più delle volte presentano una falsa immagine di sé, si nascondono dietro una facciata di rispettabilità, non riconoscono il loro ruolo nel generare sofferenza ai propri figli. I genitori abusanti negano perché nascondono anche a se stessi la realtà, in modo da evitare la disgregazione del proprio Sé. 
La letteratura specialistica ha individuato i fattori di rischio che incidono sulle capacità genitoriali: sono fattori che esercitano una influenza diretta sulle relazioni, investono lo spazio di vita, le emozioni e i comportamenti quotidiani. Questi fattori, che si influenzano tra di loro, fanno riferimento alle seguenti variabili:
1. la storia personale di ogni genitore, le esperienze compiute e le risorse psicologiche che possiede
2. le caratteristiche individuali del bambino
3. la relazione coniugale del genitore, il contesto lavorativo, la rete sociale di riferimento: elementi che possono rappresentare risorse o fonti di stress.
I bambini o gli adolescenti maltrattati sono confusi nel loro modo di vedere e di sentire se stessi e gli altri, non possono raccontare al di fuori le violenze subite perché sono legati affettivamente alla parte buona dei loro aguzzini. Il bambino immagazzina nella mente questa parte buona e si aggrappa ad essa per sopravvivere, negando le esperienze dolorose e la propria sofferenza.
Alice Miller dice che un bambino annulla la percezione di propri sentimenti dolorosi, poiché è costretto a vivere con i genitori che sono i garanti della sua sopravvivenza; egli è come un ostaggio vicino a persone che lo danneggiano e lo coinvolgono in situazioni patologiche.

 

http://www.psychomedia.it/pm/answer/abusndx1.htm

 

 

 

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